Jared Donaldson

by Francesco d'Amato Print This Article

Con Kyrgios ormai lanciato verso i top 30, la galassia dei teenager a caccia di un posto al sole nel circuito ATP si arricchisce di un nuovo protagonista: l’americano Jared Donaldson. Diciotto anni, nativo di Providence nel Rhode Island, ha appena vinto il Royal Lahaina Challenger a Maui, nelle Hawaii, conquistando il suo best ranking al numero 178 del mondo. Alla sua età, in precedenza, c’erano riusciti solo altri 7 americani, fra cui Andy Roddick, Michael Chang e Jim Courier. La settimana perfetta a Maui è stata impreziosita dalla vittoria anche nel tabellone di doppio, in coppia con l’altro astro nascente statunitense Sfefan Kozlov

JD (questo è il nomignolo con cui i sui colleghi lo chiamano) ha iniziato a giocare a tennis a 4 anni. Ben strutturato fisicamente (188 cm x 72 kg), predilige giocare sul cemento e ha nel diritto incrociato la sua arma vincente. A 15 anni ha fatto i bagagli e, insieme al padre Courtney, si è trasferito in Argentina per oltre 20 mesi, alla Vilas Academy per  imparare a giocare anche sulla terra. Al rientro negli States ha iniziato a lavorare con Taylor Dent nell’accademia che l’ex top 25 dirige a Fountain Valley, vicino Los Angeles. Il 2014 è stato il suo primo anno fra i professionisti: ha scalato quasi 500 posizioni nel ranking, grazie soprattutto alle vittorie nei Futures in Turchia (Bodrum) e Stati Uniti prima a Tulsa e poi a Oklahoma City e alla prima semifinale a livello Challenger raggiunta a Napa, in California.

Comunque, almeno a parole, Donaldson sa quello che deve fare. “Il lavoro duro arriva adesso - dice. Ho faticato per arrivare fin qui, ma devo lavorare ancora tanto per emergere. Avere una mentalità da professionista quando ancora non lo era forse mi ha aiutato nel passaggio da junior, un giorno mi piacerebbe vincere uno Slam, per ora questo resta solo un sogno. Voglio salire uno scalino per volta”. Inizia a vedersi anche il lavoro con Dent. “Mi ha aiutato in tanti aspetti del gioco - ammette JD -. Il più evidente è il servizio, che è stata anche la ragione che mi ha spinto a rivolgermi a lui. Prima usavo la battuta quasi solo per rimettere la palla in gioco, adesso faccio punti col servizio e mi serve a comandare lo scambio. Ora ho maggior confidenza anche col rovescio e nel gioco a rete”. 

Il fisico c’è, la testa e i colpi pure, non ci resta che dargli un po’ di tempo per maturare, nella speranza di arrivare lì dove i vari Donald Young e Christian Harrison non sono riusciti.

Francesco D'Amato

Giornalista professionista dal 2003. Dopo aver lavorato per 2 anni a Cagliari nella redazione sportiva di Tiscali, dal 2002 ritorna a Roma dove si è trasferito a 19 anni per frequentare l’università. Nella Capitale cura prima l’ufficio stampa di Acciari Consulting, poi lavora in un’agenzia di stampa parlamentare. Vanta una collaborazione di 15 anni con la Federtennis nell’organizzazione degli Internazionali d’Italia. Entra in Crionet nel 2009, cogliendo al volo l’opportunità di tornare a occuparsi di tennis a tempo pieno.